Giuseppe Villani
L'infinito, estasi cosmica
per soprano e pianoforte
Giuseppe Villani
L'infinito, estasi cosmica
per soprano e pianoforte
- Formación Voz (aguda) y piano
- Compositor Giuseppe Villani
- Edición Partitura de piano
- Editorial Armelin Musica
- Nº de pedido ARMEPDM510
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Descripción de la:
È possibile umanamente comprendere che cosa sia l'infinito? La domanda ovviamente è retorica.
Gli antichi greci lo chiamavano ἄπειρον riferendosi a ciò che è sterminato, innumerevole, immenso, inestricabile; e da qui l'impossibilità di raggiungere un appagamento esaustivo.
A ben vedere due potrebbero essere i linguaggi che si avvicinano maggiormente a sensazioni assolutistiche: quello letterale e quello musicale.
Quando ancora giovanissimo concepisce il famoso idillio, il Poeta è consapevole esservi dei limiti alla comprensione di quel quid che sta al di là del colle, della siepe, dell'orizzonte.
Di qui, allora, il ricorso agli immaginifici spazi interminati, silenzi sovrumani, quiete profondissima, fino a raggiungere il superamento dell'angoscia 'di infinito' lasciandosi poi coinvolgere in un compiaciuto naufragio.
Mettere in musica l'atmosfera di estasi cosmica degli endecasillabi sciolti di Giacomo Leopardi è stata un'impresa non di poco conto soprattutto per l'aderenza al testo, per la scelta della qualità del canto, per il tipo di accompagnamento strumentale più appropriato con impronta meramente liederistica che comprendesse sia un parallelo sostegno alla voce di soprano sia, qua e là, appropriati interventi dialogici con il pianoforte conformi alle più autorevoli tecniche compositive.
Gli antichi greci lo chiamavano ἄπειρον riferendosi a ciò che è sterminato, innumerevole, immenso, inestricabile; e da qui l'impossibilità di raggiungere un appagamento esaustivo.
A ben vedere due potrebbero essere i linguaggi che si avvicinano maggiormente a sensazioni assolutistiche: quello letterale e quello musicale.
Quando ancora giovanissimo concepisce il famoso idillio, il Poeta è consapevole esservi dei limiti alla comprensione di quel quid che sta al di là del colle, della siepe, dell'orizzonte.
Di qui, allora, il ricorso agli immaginifici spazi interminati, silenzi sovrumani, quiete profondissima, fino a raggiungere il superamento dell'angoscia 'di infinito' lasciandosi poi coinvolgere in un compiaciuto naufragio.
Mettere in musica l'atmosfera di estasi cosmica degli endecasillabi sciolti di Giacomo Leopardi è stata un'impresa non di poco conto soprattutto per l'aderenza al testo, per la scelta della qualità del canto, per il tipo di accompagnamento strumentale più appropriato con impronta meramente liederistica che comprendesse sia un parallelo sostegno alla voce di soprano sia, qua e là, appropriati interventi dialogici con il pianoforte conformi alle più autorevoli tecniche compositive.